Grand Budapest Hotel

Una chiave appesa a un gancio e il sapore di un dolce artigianale. Un pendente di porcellana e un messaggio prezioso nascosto in un quadro. L’eredità di una vedova ammazzata e la nostalgia di un mondo onirico che non esiste più, se non nella memoria, come un profumo da uomo che aleggia in ascensore dopo l’uscita del suo portatore. Frammenti di ricordi e pezzi di vita, al Grand Budapest Hotel.
Questa magistrale commedia picaresca, impregnata di umorismo pirandelliano, è il piccolo capolavoro sfornato da Wes Anderson: la storia surreale di una persona straordinaria districata in una trama a matriosca. Una ragazza, in un giorno imprecisato dell’anno corrente, legge un libro scritto negli anni ’80 da un navigato scrittore e documentarista (Jude Law), il quale ricorda l’incontro avvenuto nel 1968 con un anziano uomo, Zero Moustafa (F. Murrey Abrahm), solitario gestore del decadente Grand Budapest Hotel, il quale gli raccontò della sua giovinezza a partire dal 1932, del suo rapporto con Agatha (Saoirse Ronan), suo giovane ed eterno amore, e dell’eccentrico e raffinato donnaiolo Monsieur Gustave (Ralph Finnes), primo concierge dello sfarzoso hotel.
La vicenda corre, salta, cade dalle scale, vola, gira e disorienta. D’un tratto si ferma, cambia formato (letteralmente!), si fa seria e in una frase sbroglia i fili; poi ti guarda, fa una pernacchia e subito ricomincia a correre.
I personaggi sembrano usciti da una storia di Gurdjieff, ma la pellicola è in realtà ispirata ai libri di Stefan Zweig, famoso scrittore degli anni ’20 e ’30, profondamente pacifista e antifascista, che si vide bruciare le sue opere nei roghi nazisti del 1933. Anche questo trova spazio nel film, ma senza mai scadere nel drammatico, ed è qui, forse, il suo pregio più grande. Raccontare il fantastico per parlare del reale con l’efficacia di un cazzotto in bocca a tradimento: una memoria che deforma il passato con la nostalgia, ma che lo rende dannatamente vivo e reale, anche nell’assurdo.
Tutto è perfettamente coerente nell’avvicendarsi dei flashback, così che da un’ordinaria ragazza seduta su una normale panchina di un parco qualsiasi, si passa a una funivia sospesa tra i fiocchi di neve, davanti a una meravigliosa scenografia dipinta, teatrale e onirica allo stesso tempo, che sembra traghettare lo spettatore in un mondo passato e vivo solo nella memoria del vecchio Zero, ormai uomo leggendario, solo, reduce di un mondo ormai scomparso. Un mondo fatto di intrighi, chiavi, codici, messaggi misteriosi, lasciapassare, segreti incontri d’amore nel cuore della notte, vecchie ereditiere, familiari vendicativi e improbabili sicari.
Allo spettatore attento non sfuggiranno poi i riferimenti a Schiele e a Klimt, mentre la guerra e i “proto-nazisti” sono invece assolutamente espliciti.
Ciliegina sulla torta è lo strepitoso (e numeroso) cast, che oltre ai già citati Law, Murrey Abrahm, Ronan e Finnes, vede tra i protagonisti nomi come Edward Norton, Willelm Dafoe, Bill Murrey, Tilda Swinton, Léa Seydoux, Owen Wilson, Adrien Brody e il promettente Tony Revolori.
Il film ha già conquistato un Golden Globe e un David di Donatello, e attualmente è candidato agli Oscar con ben nove (meritatissime) nomination, tra cui “miglior film”, “miglior regia” e “miglior sceneggiatura originale”. Vedremo se riuscirà ad arraffare un bel bottino o se sarà invece superato dagli altri film in gara.

 

Aggiornamento al 23/02/2015 – Breve considerazione sugli Oscar

Il film guadagna infine quattro statuette su nove nomination, anche se, nel complesso, Wes Anderson risulta tra gli “sconfitti” della serata: i premi sono infatti per la miglior colonna sonora, migliori costumi (all’italiana Michela Canonero), miglior scenografia (a Adam Stockhausen e Anna Pinnock) e per trucco e acconciature a Frances Hannon e Mark Coulier. Insomma, di Grand Budapest Hotel stravince l’ambientazione, qualitativamente superiore (e di gran lunga!) agli altri film in concorso, ma non la storia e non la regia. Non Wes Anderson, insomma.

N.

@immagine tratta da Google immagini

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...