BIRDMAN, o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza

(Articolo uscito su CinemHabits il 12/02/2015)

Non è facile parlare di Birdman.
Potremmo iniziare dicendo che è un film ironico, o meglio: che è soprattutto un film ironico. Ironico tanto nei confronti del pubblico quanto di sé stesso, degli attori che lo interpretano e della regia stessa, percepibile e assai ingombrante. Ironico, con gran classe, anche nei confronti delle dinamiche holliwoodiane e della critica.
Il film confezionato da Iñárritu procede apparentemente senza stacchi: la telecamera insegue continuamente i protagonisti, facendosi strada tra i corridoi del teatro e i vicoli circostanti, gira da un interlocutore all’altro durante i dialoghi, talvolta cambia soggetto, passando da Michael Keaton a Edward Norton, Emma Stone o Zach Galifianakis, quasi in un flusso di pensiero in cui spazio e tempo si fondono in una dimensione cinematografica in cui l’aprire una porta identifica chiaramente un salto temporale, comprensibilissimo, senza forzature.
Tutto ciò è accompagnato da una strepitosa colonna sonora, costituita in gran parte da assoli ritmici di batteria, di per sé più che sufficienti a indurre nello spettatore lo stato d’animo ideale per godere appieno del film.
Riggan Thompson (Michael Keaton), è un attore famoso per avere interpretato, in gioventù, il ruolo del supereroe Birdman, da cui, complice tutta una serie di disagi psicologici, non riesce a staccarsi. Birdman è sempre con lui: una presenza psichica costante che da voce al suo inconscio e alle verità che non vuole ammettere.
Riggan è attualmente impegnato a mettere in scena, a Broadway, il suo riadattamento di un classico di Raymond Carver (What We Talk About When We Talk About Love), figura che considera molto importante per la sua carriera di attore.
Mike Shiner, interpretato da un fenomenale Edward Norton, è invece un nuovo attore del cast teatrale, figura atta ad incarnare una scissione parallela a quella di Riggan: se il personaggio di Keaton, infatti, non riesce a uscire dal suo ruolo storico, quello di Norton, paradossalmente, riesce a essere sé stesso soltanto quando recita sul palco, mentre nella vita si scopre continuamente a interpretare ruoli di circostanza. Brillante e maledetto, egli cerca solo il suo successo personale.
Fanno poi da cornice i personaggi di Sam, figlia di Riggan, interpretata da un’ottima Emma Stone, e Zach Galifianakis nei panni di Jake, l’agente di Riggan. A completare invece il personaggio di Mike Shiner c’è Lesley (Naomi Watts), ed è proprio il rapporto tra i due a introdurre le tematiche di contrasto e distanza emotiva che verranno poi ulteriormente approfondite nell’ambito del filone principale (a questo proposito non si può non notare, pur evitando di additarlo necessariamente come difetto, la totale assenza di Norton in quello che potremmo prosaicamente definire “l’ultimo atto” del film).
Tirando le somme, Birdman è sicuramente un bel film: tecnicamente ottimo, originale e ben interpretato. Il messaggio che vuole passare invece, con la sua sottile ironia, non è assolutamente la “pillola di saggezza universale” che ci si potrebbe aspettare: è anzi un messaggio piuttosto basso e cupo, in quanto a valore etico e morale. Quasi meschino, ma probabilmente realistico nella sua metafora.
Qual è la differenza tra attore e celebrità, nel mondo dei “social”?
Come si fa a distinguere chi recita, quando recita?
Dove finisce il personaggio e dove inizia la persona?
E poi la domanda più importante: qual è, oggi, il valore della critica?
L’imprevedibile virtù dell’ignoranza, forse, è fare incetta di oscar con un film che sbeffeggia tra le righe il mondo del cinema, presentandosi alla prima con la battuta sottile e ingegnosa del film d’autore, celata da un mantello piumato da supereroe, abbastanza in voga per vedersi spalancare le porte di Holliwood.
Pare quasi di sentirla, la voce cavernosa di Birdman:
<Vi ho fregati, branco di idioti!>.

N.

@immagini tratte da Google immagini

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