Dino Buzzati: Il deserto dei tartari

Titolo: Il deserto dei tartari
Autore: Dino Buzzati
Anno: 1945
Edizione Oscar Mondadori (prezzo di copertina 9,50€)

Ci sono libri inarrivabili. Non è un’opinione ma un dato di fatto. Libri che, una volta letti, ci fanno pensare che tutto, in fondo, sia già stato scritto e che non occorra altro. Opere che ci investono e ci rendono consapevoli della nostra piccolezza, come singoli e come intero genere. Storie che sono la nostra storia su questo pianeta e che entrano nella nostra vita per non uscirne più, non cambiandola, ma dandoci una consapevolezza diversa.
La Divina Commedia.
Moby Dick.
Il deserto dei tartari.
Alcuni non saranno d’accordo.
Sbagliano.

La prosa di Buzzati è chiara, elegante, credo che il termine giusto per definirla sia “giornalistica”. Abile pittore delle parole, in due frasi inquadra il paesaggio: la montagna, i colori, i suoni, la Fortezza. Non è poetico e non gliene importa niente, e neanche a noi. La sua scrittura ha il passo leggero di certi animali che saltellano tra le rocce ad alta quota, è scorrevole, esatta, comunicativa, musicale e bellissima.

“Il buio lo raggiunse ancora in cammino. La valle si era stretta e la Fortezza era scomparsa dietro le montagne incombenti. Non c’erano lumi, neppure voci di uccelli notturni, solo di tanto in tanto arrivava suono di acque lontane.
Provò a chiamare ma gli echi respinsero la voce con timbro nemico. Legò il cavallo a un moncone di albero sul ciglio della via, dove avrebbe potuto trovare dell’erba. Qui si sedette, la schiena sulla scarpata, aspettò che venisse il sonno e intanto pensava alla strada che rimaneva, alla gente che avrebbe trovato alla Fortezza, alla vita futura, senza riconoscere alcun motivo di gioia. Il cavallo batteva a intervalli le unghie sul terreno in modo antipatico e strano.”

Il deserto dei tartari risulta essere, in fin dei conti, un lungo dialogo con il tempo e con la morte.
Gli uomini fanno la guardia alla Fortezza, frontiera con la terra dei tartari, il deserto, ammesso che “i tartari” esistano ancora, da qualche parte là fuori. Un’attesa di decenni. C’è chi li aspetta per tutta la vita. Qualcuno la chiama “frontiera morta”, perché i rapporti con gli stati confinanti sono ormai buoni e nessuno mai attaccherà, non da lì. La Fortezza è una precauzione. I reparti vengono progressivamente tagliati. Gli uomini della Fortezza però, altrettanto solidi, attendono il loro momento, la loro gloria: quando i tartari attaccheranno loro saranno pronti. Con i loro regolamenti, le loro esercitazioni. Il loro piccolo mondo diverrà il centro dell’universo quando il nemico attaccherà. Loro moriranno per la patria. La loro attesa sarà finalmente ricompensata dalla gloria.
Giovanni Drogo spenderà tutta la sua vita alla fortezza. Vedrà il tempo scorrergli davanti e un giorno realizzerà di esser vecchio. Di avere atteso un Godot che non è mai passato neppure a salutare. Un paio di volte si è illuso che il suo momento fosse imminente. Un paio di volte ha cercato di mollare tutto, mandare al diavolo la dannatissima Fortezza Bastiani e andarsene, sposarsi, vivere: ma non ci è mai riuscito. E ora è vecchio, Giovanni Drogo, vecchio, stanco e malato. Che ne è stato della sua vita? Ripensa ad amici morti giovani e con onore, e li invidia, poiché il loro corpo non è mai stato corrotto dal tempo, entità opprimente e implacabile del romanzo, e in fondo della vita. Drogo è vecchio, dicevamo, e malato. Non può più combattere e morire in gloria, ma soltanto morire. Morire come un vecchio ufficiale che non ha mai partecipato a una battaglia, che non ha mai ucciso un nemico per difendere la patria. Morire come un uomo che non è mai stato veramente amato. Morire solo.
Tuttavia la morte è comunque una sfida, eh? “Quando si muore, si muore soli”, dice una canzone. Ed è vero. Drogo lo capisce.
Gli uomini passano tutta la vita a rimuovere la morte dalla loro testa. Cercano di cancellarla, di dimenticarsela. Viene in mente Troisi: “Ricordati che devi morire!”. Finché poi, spaventati e soli, arriva il momento di farci i conti. Ecco la sfida di Drogo. La sfida che nessuno saprà mai. La sua sfida privata con la mietitrice, che già striscia fredda nella stanza dove il vecchio ufficiale la attende.
Vieni a prendermi, sono pronto.
Tutto ciò che l’uomo desidera, forse, è solo una morte serena.

Nell’attesa, mentre aspettate alla vostra fortezza, leggete questo libro. Vi aiuterà a capire. I tartari sono sempre più vicini di quello che si pensa.

N.

@ Foto dell’autore.

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