True Detective

Articolo pubblicato su CinemHabits il 21/04/2015 (https://cinemhabits.wordpress.com/2015/04/21/true-detective/)

 

True Detective è l’esempio perfetto per inquadrare l’importanza – e soprattutto l’indipendenza – che le serie TV hanno progressivamente acquisito rispetto al cinema, diventando qualcosa di completamente diverso, regolato da dinamiche proprie e con radici ben definite e stabili.
Nelle premesse, la serie HBO di Nic Pizzolatto non ha assolutamente nulla di originale: un classico poliziesco all’americana, ambientato in Louisiana, con i due detective protagonisti (partners alla divisione omicidi), sulle tracce di un caso di ardua risoluzione avente a che fare, presumibilmente, con una setta pseudo satanica che commette omicidi seriali lungo tutta la costa dello stato, caso che li terrà impegnati per tutte le otto puntate (da poco meno di 60 minuti) della prima stagione. Volendo essere precisi, anche il fatto che i due detective siano un tantino sopra le righe, problematici, innalzati a simbolo di un’umanità imbruttita a tutti i costi, spesso ubriachi e non proprio stabili psicologicamente, è un cliché già visto, specie in letteratura.
L’originalità della serie è quindi da cercare altrove: nel linguaggio, nei tempi della narrazione e nelle dinamiche che regolano il rapporto tra i due protagonisti.
Innanzitutto gran parte della storia è strutturata su due tempi diversi: un tempo presente, in cui i due protagonisti, Rust Cole (Matthew McConaughey) e Marty Hart (Woody Harrelson), non più poliziotti, vengono interrogati dagli uomini della loro vecchia divisione a proposito di alcuni casi che erano stati di loro competenza a partire dal 1995; e poi, mentre le voci narranti continuano fuori campo, assistiamo alle indagini del passato dei due detective. Da un lato abbiamo quindi la storia censurata e ricamata raccontata dai vecchi veterani ai giovani investigatori, dall’altra vediamo come sono veramente andate le cose.
Rust è una personalità complessa e insolita, un filosofo pessimista, un allucinato (nel senso di avere delle visioni!) che spesso si lancia in lunghi e contorti monologhi, alternando momenti di grande pathos ad attimi (probabilmente voluti) pomposamente cinici ed edonistici; di intelletto fine, Rust ha il dono di entrare in comunicazione con l’oscurità delle persone: dopo avergli parlato, tutti vogliono confessare. Tutti hanno qualcosa da confessare.
Marty invece è problematico in modo differente, più difficile da inquadrare. Felicemente sposato e padre di famiglia, è religioso in un modo suo, sul quale non ammette discussioni. Egli, nel corso della serie, oscilla da un estremo all’altro dell’indole umana: da poliziotto responsabile a sbirro violento, da buon padre di famiglia a stalker bastardo e infame, da detective immacolato, a piatto cacasotto, a giustiziere.
Insieme però, per qualche motivo, funzionano: quel sociopatico di Rust risolve i casi, e Marty è l’unico che riesce a gestirlo, aiutarlo, a volte tenerlo a freno. Tra alti e bassi, è ovvio. Ma i due si fidano reciprocamente anche nei momenti peggiori: tra loro passa una chimica particolare per cui, pur non potendo essere più diversi e pur non brillando per ordine mentale e stabilità psichica, il risultato dato dal miscuglio è valido.
Complessivamente le prestazioni del cast, sia dei personaggi primari, che secondari, fino alle comparse, sono stellari. Ogni personaggio è credibile. Una serie TV che assomiglia quasi più al teatro che al cinema, specie durante i lunghi e brillanti monologhi di McConaughey e Harrelson.
Anche la fotografia è magistrale, e quei colori cupi e grigi, tanto caratteristici, sono tra le cose che a freddo restano più impresse. Per non parlare poi della colonna sonora: siamo pur sempre in Louisiana, uno degli stati madre del blues, e si sente.
Se ancora non bastasse, il caso di satanismo di cui la serie tratta è ispirato a un libro di Chambers, uno dei maestri ispiratori di Lovecraft, intitolato “Il re giallo”: demoni, diavoli, persone scomparse, incubi, sacrifici umani, pedofilia e poteri forti che insabbiano l’orrore.
Che cosa state aspettando?
Carcosa vi attende.

N.

Vi ricordo il profilo twitter de L’Anticorpo: https://twitter.com/PennaDiParte

@ Immagine tratta da Google immagini

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2 comments

  1. Una stagione pazzesca. Sono felice si tratti di una serie antologica, non sarebbe stato giusto spremere ancora di più questi personaggi e le atmosfere perfette. Certo, dubito che la seconda stagione possa raggiungere il livello altissimo della prima, ma mai dire mai. Vedremo a giugno.

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