AVENGERS: AGE OF ULTRON – Due chiacchiere sul cinecomic più atteso dell’anno

Prima la cosa più importante: sì, il film è una bomba. Ecco, così ci siamo tolti il pensiero.
Meglio del precedente? Per certi versi sì, per altri no: parliamone.

In genere, il nucleo di questo tipo di film è composto da due elementi fondamentali: azione e personaggi (la trama di solito è un semplice pretesto per fare a botte, e ci piace così).
Per quanto riguarda l’importanza dell’azione in un film di supereroi, non c’è bisogno di spiegazioni, quindi, stringi stringi, alla fine la qualità dipende spesso dai personaggi e dagli attori che li interpretano, e Age of Ultron ha dei gran bei personaggi, sia nuovi che vecchie conoscenze in piena rivalutazione.
Il bello di questo film sta proprio nel tentativo, per molti versi riuscito, di dare un background storico e psicologico ai suoi protagonisti, specie quelli sottovalutati e apparentemente piatti: Occhio di Falco su tutti, che in questo nuovo episodio risulta essere l’elemento fondamentale per l’equilibrio e la coesione della squadra. Anche le new entry, i gemelli Quicksilver e Scarlet, sono ben caratterizzati, carismatici e ben inseriti nel contesto. Thor riesce a ritagliarsi il suo angolino di indipendenza e unicità, facendo valere il fattore divino e acquisendo una sorta di “consapevolezza superiore” e un rapporto privilegiato con Visione (anche se mai, nel film, si accenna questo nome), mentre il buon Capitan America, sempre caratterizzato dalla sua intima e profonda solitudine e dal suo senso d’inadeguatezza al mondo presente, riesce comunque, da stoico soldato, a riprendere le redini della situazione quando tutto sembra perduto, e a dirigere gli Avengers verso lo scontro con Ultron. Ben reso e approfondito è anche il disagio psicologico di Banner / Hulk, mentre di dubbio gusto e utilità è l’intrallazzo con la Vedova Nera, il cui passato viene per altro appena accennato, e nemmeno con particolare pathos, ed è un peccato, perché il personaggio sembra avere potenzialità immense, specie in mano a Scarlett Johanson, che di certo non è una principiante.
L’assenza più grande però è indubbiamente quella del Tony Stark di Robert Downey Jr. che, pur essendo protagonista e responsabile della maggior parte dei “pretesti mazzate” del film, risulta narrativamente solo e abbandonato in un mondo che non gli appartiene. Di Ironman, in questo film, manca tutto il background e il “fattore WOW” che abbiamo imparato a conoscere nei precedenti episodi. Manca il suo essere “genio, miliardario, playboy, filantropo”, manca Pepper, mancano gli Ac-Dc e la Stark Tower, manca l’ostentazione di occhiali scuri e auto veloci (invece quella delle t-shirt atroci c’è tutta). Ma il punto, forse, non è nemmeno questo, poiché tutto ciò si potrebbe anche sacrificare, a patto di avere in cambio uno sguardo meno esteriore e più intimista, simbolico, com’era accaduto in Ironman 3 (si ricordi il presidente U.S.A. nell’armatura di Iron-Patriot, legato e crocifisso dal leader di una multinazionale…), ma purtroppo non è così. Poi intendiamoci, Ironman è sempre Ironman, e la sua porca figura la fa lo stesso, ma in questo film meno del solito, ecco, e ciò lo rende, a tratti, solamente antipatico.
Altra nota negativa è il doppiaggio italiano: quello dei personaggi non americani è fatto proprio male.
Per il resto, la figaggine trabocca: molte scene di combattimento sono un piacere per gli occhi, la regia incalzante di Whedon non lascia quasi il tempo di respirare, non fai in tempo a dire “wow” che già ne vuoi dire un altro, le armature e le esplosioni non hanno bisogno di commenti, il giusto grado di umorismo e comicità (comunque non spinto come nel capitolo precedente o in The Guardians of the Galaxy) spezza nei punti giusti e lascia intravedere la complicità degli attori, dietro la maschera. Tuttavia, le scene migliori del film sono probabilmente quelle rilassate, in cui i protagonisti giocano e scherzano tra loro nei momenti di quotidianità: semplici e divertenti, belle davvero, forse perché, proprio come nelle gag comiche, anche qui emerge l’affiatamento e la naturalezza degli attori, la confidenza reciproca del ridere insieme che va oltre la maschera del personaggio, come testimoniano gli attori stessi tramite le condivisioni dai loro social.
Il Marvel Cinematic Universe si riconferma quindi all’altezza di sé stesso e dell’ambizioso progetto di continuity che si propone di realizzare negli anni a venire. I prossimi sviluppi dovrebbero verificarsi in Capitan America: Civil War, del 2016, che sembra sarà preceduto dall’uscita di Ant-man a luglio 2015, e seguito da Doctor Strange, mentre gli altri film in programma di qui al 2019, svelati qualche mese fa dalla casa di produzione, dovrebbero essere Guardiani della galassia 2, Thor: Ragnarok e Black Panther nel 2017; The Avengers: infinity war parte 1, Capitan Marvel, e Inhumans nel 2018, e The Avengers: infinity war parte 2 nel 2019.
Che dire, il menù è ricco e, di certo, tra qualche anno lo sarà molto di più la Marvel.

N.
@Immagine tratte da Google immagini

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3 comments

  1. Pensiero condivisibile, ottima recensione! Questa storia del doppiaggio che me l’hanno detta in molti io proprio non l’ho notata, vedrò di farci caso la prossima volta… Stark l’ho visto messo da parte secondo me un po’ perché è il vendicatore che conosciamo meglio, un po’ perché questa volta è il suo lato oscuro/ Ultron che vuole essere il vero protagonista della scena…

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      1. Notato! Circa quasi comunque… Conta che devono avere l’accento straniero. Alla fine è una “licenza artistica” non così fastidiosa… Poi tanto appena arriva il blu ray chi se lo guarda più in italiano? XD

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