Pillole di Film #2: Ant-Man, Un’occasione da dio, Black Mass

Bentrovati a “Pillole di film”, la rubrica scazzo de L’Anticorpo a tema cinema, in cui vi racconto una manciata di film visti ultimamente. Film che, per colpa o per destino, non mi hanno stimolato abbastanza da convincermi a scriverne dei veri e propri approfondimenti, ma che allo stesso tempo non mi sentivo di trascurare del tutto.

Ant-Man di Peyton Reed

locandinapg9In ordine di visione, iniziamo con Ant-Man di Peyton Reed, l’ultima chicca dei Marvel Studios.
Il film, con un ottimo Paul Rudd nel ruolo di protagonista, si presenta in perfetta sintonia con la ricetta Marvel e, tra botte, gag e autoironia, riesce a compiere in questo 2015 la folle impresa di rendere un uomo-formica un supereroe assolutamente credibile.
La performance degli attori è in generale molto buona, addirittura eccellente nel caso di Michael Douglas, meravigliosamente ringiovanito nel flashback iniziale (un’emozione per chi ricorda i suoi vecchi ruoli), protagonista di una scena d’impatto e tra l’altro di riferimento per il resto della sceneggiatura. Interessante la scelta della casa di produzione di inserire delle “leggende viventi” del calibro di Douglas ( o Robert Redford, in Capitan America 2) nei suoi franchise, regalando maggiore spessore ad alcuni personaggi chiave e fornendo in fin dei conti un valore aggiunto al film.
Ant-Man, se confrontato ai più blasonati Avengers, è indubbiamente uno degli eroi “minori”: sebbene per certi versi affine ad Iron Man, è infatti più paragonabile ai super-comprimari che non alla squadra titolare, come Falcon o Scarlett. Tuttavia, il fatto che sia stato introdotto nell’universo narrativo con un film autonomo, per altro molto curato, misto alla particolare rivalità dell’Ant-Man originale (l’Hank Pym di Michael Douglas) con la dinastia Stark, lascia presumere che probabilmente, per quanto anomalo e fuori dalle righe, il personaggio di Paul Rudd avrà un ruolo di una certa rilevanza nel corso della saga “Civil War”, il cui avvio è alle porte.
La trama, comunque, è quella classica dei “chapter one”, in cui si assiste alla creazione e formazione del nuovo eroe e al suo “battesimo del fuoco” contro il primo super-villain: proprio qui, tra l’altro, si riscontra la maggiore affinità cinematografica tra Ant-man e Iron Man, con la dinamica che porta al combattimento finale praticamente ricalcata.
Ben riuscito il lato comico della pellicola e succose le citazioni, una delle quali è un interessante riferimento all’arrampicamuri, il figliol prodigo Spiderman, di cui Marvel-Disney ha recentemente riacquisito i diritti cinematografici.

Un’occasione da Dio di Terry Jones

uodd-sac - Copia - CopiaCommedia umoristico-fantascientifica all’inglese, con Simon Pegg protagonista. Sfortunatamente l’attore non ha saputo in questo caso gestire il delicato equilibrio tra arguzia e demenzialità come nei suoi precedenti lavori, così che il film finisce senza particolari colpi di genio, con qualche timida risatina e davvero poca soddisfazione.
Simpatico, bisogna dargli atto, il filone di gag con il cane, l’unico che riesce a strappare qualche risata.
Volutamente banale l’espediente degli alieni che mettono alla prova il nostro pianeta per decidere se distruggerlo o salvarlo, ma troppo (o troppo poco) calcato per essere divertente – o almeno evitare d’essere noioso.
Epilogo che sfocia nell’assurdo, nel patetico, tramortendo anche quel briciolo di speranza che restava e facendo seriamente ripensare ai sei euro spesi per la visione.
Impagabile, per una volta, la solita traduzione-marketing del titolo in italiano, che accosta Absolutely Anything, a Una settimana da dio, pellicola di cui in effetti è una maldestra scopiazzatura, meno spavalda, più nerd, e con attori meno bravi. Absolutely anything.

Black Mass di Scott Cooper

black-mass-posterBoston, anni ’70: il regno di James “Whity” Bulger, uno dei più spietati criminali americani dell’ultimo secolo che per vent’anni spadroneggiò con i suoi compari della Winter Hill Gang, avvicinandosi all’FBI come informatore, in particolare con l’aiuto del suo vecchio amico del quartiere, John Connolly, allo scopo di avere a sua volta favori e soffiate su movimenti dei rivali ed eventuali tradimenti tra le sue fila.
Del genere mafia e dei gangster non ne abbiamo mai abbastanza, vero, tuttavia il film non si avvicina neppure lontanamente allo spessore dei “classici”, nemmeno a quelli relativamente recenti (uno su tutti, American Gangster).
Johnny Depp è impeccabile nel ruolo e la sua trasformazione fisica è ben fatta (forse un po’ freak, ma non eccessivamente artificiosa). Protagonista, tra l’altro, dell’unica scena veramente memorabile del film, in cui il boss pluriomicida, con tenerezza e sguardo dolce, illustra al figlio quella che, di fatto, si può considerare la sua filosofia di vita criminale: “se nessuno vede, non è successo”.
Buona, sebbene non brillante, anche la prestazione di alcuni attori interpreti di personaggi secondari, come Benedict Cumberbatch, Kevin Bacon, Jesse Plemons (già apprezzato nel serial Breaking Bad). Pessimo invece Joel Edgerton nei panni del coprotagonista John Connolly, l’agente FBI, piatto e poco credibile, complice anche la banalità di certi dialoghi a lui affidati. Una lancia va invece spezzata per Rory Cochrane e David Harbour, ottimi e assolutamente credibili nei loro ruoli, sebbene secondari.
Nel complesso il peso del film è per gran parte retto da Depp, il quale però non riesce del tutto a disfarsi della “persona dietro la maschera” risultando, in definitiva, quasi troppo bravo, troppo ingombrante per il ruolo, oscurando talvolta – ma queste sono anche scelte di regia – i comprimari, compresi quelli di una certa importanza narrativa.
Una visione è comunque consigliata, ma non si va oltre la sufficienza.

N.

@immagini tratte da Google immagini

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