Netflixzati #00 – L’altra faccia del Cinema

Che ci crediate o meno, cari lettori, anche se ultimamente sono stato piuttosto assente su questi spazi, gennaio e febbraio sono stati per me due mesi piuttosto produttivi, in cui ho letto, visto, seguito e progettato molto, e ne vedrete i frutti nel corso delle prossime settimane (suona come una minaccia!). Per questo motivo, come se non avessi già abbastanza impegni per le mani, ho deciso di inaugurare questa nuova rubrica riguardo un argomento ultimamente piuttosto caldo, ovvero lo sbarco di Netflix in terra italica.

Ci tengo a precisare che nessun intento pubblicitario è insito in questa nuova rubrica (anche perché, onestamente, sticazzi). Semplicemente, dal momento che da qualche mese mi sono reso fruitore pagante di questo servizio, trovandolo innovativo sotto diversi punti di vista e qualitativamente superiore a tutti i rivali, mi è venuto spontaneo riflettere e cercare di indagare nella maniera a me più congeniale, ovvero scrivendo, i motivi di questo mio giudizio e le sfaccettature che rendono particolari e diversi i prodotti di questa nuova realtà. Ma andiamo con ordine.

jessica

Cos’è Netflix

Netflix è sostanzialmente un sito di streaming legale analogo, per intenderci, a Infinity di Mediaset o a Sky-online, ma con qualche piccola e sostanziale differenza. Premesso che per info dettagliate vi cercate il sito su google, qui sotto provo a spiegarvi in soldoni quali sono le caratteristiche, nel mio personalissimo ordine di importanza, che mi hanno spinto a provare e sottoscrivere questo nuovo servizio.

devilIl primo mese è completamente gratuito. Basta registrarsi e attivare l’account. Roba da tre minuti.
Netflix in certi casi è anche produttore diretto, e spesso i suoi prodotti sono fatti maledettamente bene.
L’abbonamento è rigorosamente mensile e senza vincoli. A febbraio hai tempo libero? Lo attivi. A marzo sei in Zimbawe per lavoro e non hai rete? Disattivi e non paghi. Ad aprile lo rivuoi? Paghi e riattivi. Semplice e facile. Disattivarlo è questione di pochi secondi, c’è un’opzione apposita nelle impostazioni dell’account. Questo mi da una piacevole sensazione di libertà: sono io che scelgo di usufruire di un servizio che reputo valido e scelgo io cosa vedere e quando. Non sono consumatore passivo e imboccato, come con la televisione, e non sono legato temporalmente o a condizioni particolari, come abbonamenti annuali, servizio legato al televisore o paraboliche sul balcone.
Non ci sono legami di dispositivo: posso accedere e usufruire dei miei account e dei contenuti Netflix da qualsiasi dispositivo connesso alla rete. Pc, notebook, tablet, smartphone, ipad, smart-TV, Play Station, e qualsiasi altra diavoleria.
– A seconda del tipo di abbonamento (sono 3 quelli possibili) è possibile connettersi con uno, due o quattro dispositivi contemporaneamente (nel mio caso, due sono più che sufficienti). Il numero di dispositivi è però legato alla risoluzione (nel mio caso HD; con 4 dispositivi si ha invece il 4K).
– Oltre a riprodurre “l’effetto zapping” grazie a un algoritmo che propone prodotti in qualche modo simili a quelli di cui abbiamo già fruito e che quindi in teoria dovrebbero piacerci, è anche fornito di un sistema di account (quattro) che possono essere usati per guardare e ricevere generi diversi, oltre ovviamente essere utilizzati da persone diverse con gusti diversi. Inoltre è comunque sempre presente una funzione “cerca” che ci permette di trovare quando vogliamo tutto ciò che non ci viene mostrato sul catalogo.
– Netflix ha in catalogo film, documentari, cartoni animati (in uno speciale account “kids”) e soprattutto serieTV, ha l’esclusiva sulle nuove stagioni di diversi titoli cult del momento e il suo catalogo è in progressiva espansione.

Le serie Netflix e lo scopo di questa rubrica

narcosIl motivo principale per cui io uso Netflix sono le serieTV: troppo scomode da scaricare di frodo, troppo dispendioso il buffering degli streaming illegali, fottutamente costosi e ingombranti i cofanetti, senza contare la collaborazione esclusiva Netflix-Marvel che, ragazzi, scusate se è poco. Netflix mi risolve gran parte dei problemi quindi, e bene così finché non mi stufo.
Ma in che modo le serieTV di nuova generazione sarebbero un’altra – diversa – faccia del cinema?
Si parlava qualche tempo fa, nei commenti a un bellissimo pezzo sul blog “Kasabake“, della dicotomia arte / intrattenimento: argomento spinosissimo che non intendo certo mettermi a trattare filosoficamente (che qui siamo tutti persone serie!) ma che tuttavia mi riservo il diritto, in quanto essere umano, di risolvere in modo pratico come meglio ritengo si addica alla mia vita. Procederò quindi ad analizzare il quesito con un personalissimo decalogo di semplici ragionamenti in sequenza, che ovviamente non ha nessuna pretesa di universalità filosofica o altre idiozie, pur dettando una linea, credo, abbastanza coerente e ferocemente avversa al de gustibus politico tanto di moda ultimamente.

1 – Nessun produttore firma un progetto per fare arte. Tutti firmano per fare soldi.
2 – I soldi si fanno se il prodotto piace e viene fruito da tante persone.
3 – Per piacere a tante persone, un prodotto deve avere un suo equilibrio perfetto tra gli elementi che lo compongono – per quanto ciò faccia rodere il fegato ai detrattori dei vari Fabio Volo nel mondo – e soprattutto deve essere alla portata di tutti.
4 – Il punto 3 è una ricetta assai difficile da trovare, per questo motivo una volta trovata si tenderà a ripeterla a lungo con varianti che diano l’illusione di profondi cambiamenti (“dare l’impressione di cambiare tutto senza in realtà cambiare niente”, come insegna il buon vecchio Stan Lee, è il fondamento della Marvel, da quarant’anni regina indiscussa del loop).
5 – Il loop non giova né alla qualità del prodotto (poiché va a perdere qualsiasi originalità) né al consumatore medio (la cui capacità critica viene rapidamente assuefatta dallo standard).
6 – La qualità intrinseca di un prodotto, o contenuto, spesso non ha nulla a che vedere con il fatto che piaccia o meno a molta gente. Quello significa semplicemente che il prodotto “funziona”.
7 – Del resto, nessuno fa arte cosciente di farla. Tutti fanno qualcosa e di tutto il qualcosa che viene fatto nel mondo, qualche volta, una minima parte di uno di quei qualcosa può essere considerato arte. Inoltre, un prodotto prettamente pensato per l’intrattenimento è molto difficile che contenga arte. A volte però succede che questa emerga come un “guizzo”, nel gesto di un attore, in una battuta, in una breve inquadratura, in un messaggio celato da un gioco di luci, nel significato di uno sguardo. Il guizzo può essere genialità. Arte come qualità: volontà, capacità e cuore di spingersi oltre per un momento.
8 – Un prodotto d’intrattenimento può essere di altissimo livello pur non essendo artistico, questo per l’eccellenza tecnica con cui è stato realizzato, dallo storytelling, alla regia, alla colonna sonora, alla post produzione. Quando un prodotto d’intrattenimento è ai massimi livelli può contenere lampi di genialità, spesso però funziona bene anche senza e non per questo è meno dignitoso. È sufficiente saper distinguere le cose e saper valutare le priorità.
9 – Quando un prodotto è fatto con maestria (cioè con notevole capacità tecnica) e fa proprio quel “guizzo” del punto 7 ma a livello globale, allora, personalmente, trovo un capolavoro. Un classico.
10 – Quando un prodotto che nasce come intrattenimento riesce a darmi, anche sporadicamente, quel guizzo di genialità, sono contento, in quanto mi imbatto in una comunicazione che di base è alla portata di tutti, ma si sviluppa cercando di portare tutti a un livello di riflessione più alto. Nel dire cose semplici con parole difficili o volutamente confuse non c’è merito, penso. C’è invece merito nel dire cose di un certo spessore in un linguaggio che tutti possono comprendere.

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Il punto 10, per quanto mi riguarda, è l’altra faccia del cinema di oggi. In un momento di profonda crisi, in cui più che mai l’arte cinematografica pare mercificata e in balia delle leggi del profitto, sballottata tra saghe, prequel, sequel, remake e reboot, la risposta e la speranza iniziano a cantare dalla pancia del mostro, provenendo dal contenuto di consumo per eccellenza: il serial.
Essendo le produzioni Netflix perfettamente inserite in questi nuovi ed entusiasmanti binari, lo scopo di questa rubrica de L’Anticorpo diventa appunto quello di ricercare il citato “lampo di genialità” all’interno di esse, raccontando il meno possibile in modo da non guastare la visione, e cercando di indagarne obiettivamente le qualità e i punti di forza comunicativi, senza ovviamente risparmiare eventuali criticità o cadute di stile.
Spero dunque che questo nuovo progetto possa interessarvi e che la chiacchierata di oggi vi abbia stimolato e incuriosito. Ci vediamo quindi con l’episodio 01 di questa nuova impronunciabile rubrica che tratterà ovviamente del primo autentico successo Netflix in Italia: il Diavolo di Hell’s Kitchen.
A presto.

Nathan

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One comment

  1. Non mi ero accorto della citazione con annesso link Il sistema di notifiche di WordPress è un colabrodo softwaristico da paura…) e pertanto ti ringrazio subito, anche se con colpevole ritardo
    Sto recuperando gli interessantissimi articoli sul fumetto di Recchioni e Mammucari, che ho recentemente comprato in blocco nelle riedizioni della Bao (bellissime…) e che ho amato tanto da spingermi a comprare mese dopo mese anche la terza stagione (dal prossimo mese vado in pari con le uscite!)… tra l’altro ho apprezzato moltissimo il meccanismo degli story-arc in modalità fiction tv ed anche il protagonista dell terza stagione, questa Rosa/Rossa incinta… geniale…

    Tornando a noi, dicevo che passavo di qua e mi sono fermato quasi casualmente sul questo tuo pezzo dedicato al fenomeno Netflix (anzi, per meglio dire, alla realtà italica di Netflix) e fortuna che l’ho fatto!
    Articolo davvero notevole, tutto ruotante intorno al guizzo intellettuale di aver creato quella sorta di decalogo a cascata (avanzamento logico per elementi propedeutici… avresti fatto la gioia dell’assistente di Eco, agli esami che teneva anni fa…).
    Bello, molto bello!
    Che bello aver deciso di fermarmi!!

    Liked by 1 persona

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