Le 10 cose che fanno sbarellare il Lettore Imbruttito

Il decalogo del lettore imbruttito

Come da titolo, questo pezzo vuole essere il mio outing come lettore imbruttito, incattivito dalle dinamiche del mercato, dagli eventi, dagli editori, dai curatori, dalle librerie, dalle fumetterie, dagli autori e dagli altri lettori.
Lo scopo è la classica formula sfogo/spunto: urlare cosa non va, col tono di chiacchiera da bar, per poi magari ragionarci insieme. E sì, dai, è anche perché ogni tanto ci sta fare il tamarro alle giostre e provocare un po’ il perbenista che vive in ognuno di noi.

Inoltre, a dirla tutta, amo le liste e gli elenchi ed era un anno che volevo fare un pezzo del genere: lo faccio ora che già mi conoscete, così non mi credete un fighetto modaiolo. Smile.

1 – Il prezzo di copertina

Non mi importa da che nobile spirito tu editore, o tu libraio, o tu fumettaro, sia mosso. Se posso comprare lo stesso libro che stai vendendo a prezzo pieno al tuo stand o sul tuo sito, con il 15% di sconto su ibs o Amazon, lo faccio. Mi arriva a casa, o in posta. Mi arriva in fretta. Se è fallato, rimborsano o sostituiscono. A meno che tu non mi offra qualcosa di meglio, lo faccio. Perché vedi, io voglio leggere, e leggo davvero tanto, ma anch’io lavoro per vivere. I soldi sono necessari anche a me. Il prezzo purtroppo conta. Umanamente vorrei aiutarti ma è fondamentale che tu ti ingegni a trovare nuove vie che mi rendano, se non più conveniente, almeno più piacevole servirmi da te.

2 – Pirateria etica

Se il tuo libro è reperibile in libreria o negli shop online a un prezzo ragionevole per dei fogli di carta rilegati, non ci sono cazzi, la pirateria è un reato.
Se il libro è un tomo di 900 pagine, disponibile solo in edizione rilegata in pelle umana con titolo in foglia d’oro, oppure fuori catalogo, e tu, editore, non ti preoccupi di farne una riedizione, un’edizione economica o un ebook, allora io, se ne ho l’impellente necessità per motivi di studio o ricerca, ho il diritto di procurarmelo in modi diversi, che siano scan o semplici fotocopie. In questi termini è diffusione della cultura, non certo furto. Se rosichi è un problema tuo. I veri pirati frodano sul commerciale, non sui classici o sui testi universitari.
Aggiungo: se il sistema di biblioteche comunali funzionasse ancora meglio di così, e venisse modernizzato (magari digitalizzando i cataloghi e ideando un nuovo sistema di gestione “prestiti digitali”?), non ci si porrebbe nemmeno il problema.

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3 – Fiere del libro e del fumetto

Cari editori e cari distributori, alle fiere ci vanno i lettori informati. I lettori informati conoscono le nuove uscite, le edizioni, i prezzi, almeno quanto voi.
Chi va in fiera, di solito, paga un biglietto d’ingresso.
Un lettore informato ha il diritto di cercare quel vecchio libro, nella vecchia edizione, con la tal traduzione, con quella bella copertina.
Che senso ha portare, a prezzo di copertina, gli stessi libri, le stesse novità, gli stessi classici, che chiunque può trovare su ebay o su Amazon a condizioni più appetibili, senza nemmeno pagare un biglietto? E no, non basta fare due inutili workshop, tre conferenzine per le novità, vendere quattro gadget, e il firma-copie. Sticazzi del firma-copie.
La funzione delle fiere va seriamente ripensata.

4 – Le citazioni

Tu, autore, e le mode del momento. Nella tale scena del tuo libro/fumetto ti va di fare un riferimento, che sia concettuale o puro omaggio, a quella vecchia storia del tuo autore preferito che è stata così importante per te? Ci sta, lo apprezzo (specie se lo fai in modo sottile e brillante, così da farmela cogliere senza essere banale). Vuoi fare un riferimento a una tua opera precedente o a un precedente passaggio di quella stessa opera al fine di evidenziare un piccolo, maniacale, particolare e farmi sentire ignorante per non averlo colto la prima volta? Ottimo, se ne sei capace (cosa non scontata).
Quello che non puoi fare, invece, è attingere dal lavoro di tuoi colleghi illustri sbattendo nella tua opera continui riferimenti e citazioni senza reali connessioni logiche con quello che stai facendo, sperando di intortare me, il lettore imbruttito, con una patacca travestita da Monnalisa. Le citazioni non raddrizzano le storie, non gli danno una struttura, né una credibilità. Oltretutto, se usate male, sono pure irritanti.

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5 – Intellighenzia e snobbismo

Il “Complesso di Fabio Volo” è un fenomeno, consolidato tra la meglio intellighenzia, secondo il quale, se un autore raggiunge il successo commerciale, è merda. Da ciò ne deriva che il mondo, composto da molti lettori di Volo & co. è composto per lo più da pirla.
Chi sono io per smentire questa conclusione?
Indipendentemente dalla conclusione però, è compito del lettore imbruttito sfatare il mito: cari intellettualoidi delle mie braghe, se un prodotto editoriale vende bene, inizialmente è certo merito delle operazioni di lancio (uffici stampa, pubblicità ecc), se però il successo persiste e si protrae, evidentemente il prodotto deve necessariamente avere una certa potenza comunicativa. Magari pur facendo tecnicamente pena, non si discute, ma certamente saprà parlare alla “pancia” del lettore medio (o ad altre parti del corpo, nel caso di E. L. James), che lo dimenticherà in breve tempo ma ne avrà comunque tratto intrattenimento e godimento immediato. Prendiamo uno Stephen King a caso. La sua tecnica ha difetti piuttosto evidenti agli occhi qualsiasi lettore esperto, è tremendamente prolisso, le sue storie non sono mai particolarmente profonde e non presentano chissà quali differenti piani di lettura. Eppure sfido chiunque a dire che non sia un bravo scrittore (certo non “grande”, ma “bravo” sicuramente). King vende milioni di copie e il suo motto è sempre stato “a volte una bella storia è solo una bella storia”.
Se gli intellettualoidi snob non hanno tempo per una bella storia che sia solo una bella storia, beh, peggio per loro.

6 – Educazione alla mediocrità

Una responsabilità: le case editrici hanno ancora il compito di sfoltire la matassa di letame impaginato sul mercato e possibilmente di non immetterne di nuovo. Lo hanno sempre fatto, almeno fino al collasso degli ultimi decenni. Ora non più.
Non si guadagna? Mah. Io dico che la qualità paga sempre. È l’elitarismo che affossa: la pretesa che la presunta qualità non possa essere accessibile a tutti.
Esiste indubbiamente un commerciale becero, di cui anzi siamo invasi e che andrebbe per l’appunto sfoltito, ma la vera qualità non può che essere commerciale, aperta a tutti, non può che partire da un piano molto basso (minimo comune denominatore) e portare tutti a un gradino più alto. Questa è la vera qualità. Anche scuole e biblioteche hanno, in questo, un compito: formare un pubblico responsabile e assennato, capace di riconoscere la qualità e voglioso di ricercarla. Non ci sono le risorse? Vero solo in parte (e lo dico per esperienza). Le risorse ci sarebbero, ma ostacolate da mille cavilli e nelle mani di individui completamente distaccati dalla pratica concreta e quotidiana.
Il nostro sistema, come da punto 5, educa all’elitarismo, che è l’altra faccia della mediocrità: una medaglia che vale quanto un soldo bucato. Bisognerebbe invece, forse, riconoscere i meriti di linguaggio di ciò che è “commerciale” e provare a usarlo per rompere il limbo dell’intrattenimento e spingersi oltre: questa è forza di Zerocalcare, per intenderci.

7 – Il complesso hitleriano dell’autore emergente

fante2Caro autore emergente, credi che a noi tutti non piacerebbe diventare autori e letterati di fama mondiale? Essere ricordati nei libri di scuola tra gli autori del secolo o semplicemente diventare ricchi come J. K. Rowling?
Però ecco, vedi, è che non basta volerlo, bisogna esserne capaci. E pure essere realisti.
Impara a essere obiettivo e riconoscere che ciò che scrivi tu, come ciò che scrive la maggior parte della gente, è mediocre. E magari, ecco, imbruttisci e lascia stare.
Smettila di raccontarti la favoletta del “ci vuole culo”, perché non è vero. Di culo ce ne vuole un pizzico, quando il tuo lavoro è buono, per avere quel colpetto di successo in più nelle vendite. Ma il lettore imbruttito non pagherà mai per leggere la mediocrità di chi dice di scrivere per sé stesso mentre sogna fama mondiale e ricchezza. Non ascolta coloro ai quali spunta il baffetto che sentenzia morte per i grandi editori in favore della fantomatica qualità delle case editrici indipendenti a pagamento, che guadagnano a scatola chiusa nel pubblicare i sogni nel cassetto di qualche ragazzina disadattata o fattone bohemien.
Questo non vuol dire smettere di scrivere. Solo essere più onesti. Se scrivi per te, scrivi come ti pare e tieni per te ciò che scrivi. Se invece vuoi scrivere per gli altri, giù la testa, umiltà, gavetta e imparare. Magari, chissà.

8 – Questione di dignità

Cari lettori: le opere non hanno tutte la stessa dignità.
Ce lo avrà pure messo un certo tempo, Moccia, per scrivere le sue boiate, per carità, e saranno pure dei discreti pipponi per ragazzine in pubertà (stanche di Cenerentola ma non abbastanza grandi per la vita vera); ma no.
La dignità di un’opera va misurata, e si misura attraverso la reale intenzione (passare un’idea o soltanto vendere?), il messaggio (alto o banale?), lo stile (elevato o scimmiesco?).
-Io leggo tantissimo! Cinque libri al mese!-
-Già, ma che libri sono?- vien da chiedere di fronte a questo inestimabile sfoggio di intelligenza.
Il termine “libro” designa l’oggetto “pagine rilegate con copertina”, e non ha di per sé assolutamente nulla di nobile. Il contenuto può invece essere tanto alto e nobile quanto una spregevole porcata. Qualunque lettore che sappia andare oltre il misurare il valore di un libro dal suo numero di pagine o dalla sua posizione in classifica si saprà gestire da solo, e non occorre andare oltre. Stiamo spiegando l’ovvio. Per gli adulti convinti del contrario non so, francamente, se ci sia invece speranza.

9 – Pseudonimi

E sti cazzi?

10 – Una nuova speranza

6602Sogno un’editoria fatta di cultura, sapere, amore, passione e qualità; non di solo marketing, pubblicità, apparenza, popolarità.
Sogno una letteratura e un fumetto che sappiano arrivare e parlare alle masse, sollevando questioni importanti.
Sogno una direzione, per letteratura e fumetto, che non sia quella del mero intrattenimento, dello “star system” e del cieco collezionismo, ma della ricerca e della riflessione: che diventino insomma quel tipo di arte utile a migliorare la vita di tutti (si fotta Oscar Wilde).
Sogno un paese in cui un politicante razzista da due soldi non se ne esca col suo manifesto al trogloditismo cerebrale per una delle maggiori case editrici esistenti e che qualora lo faccia, la gente sia abbastanza saggia da ignorarlo, lasciandolo a spegnersi nella sua pozzanghera di ignoranza e arrivismo.
Sogno un mondo in cui la mia generazione riesca a prendersi l’occasione di dire la sua e iniziare a riparare i danni che altri hanno procurato, visto che presto o tardi dovremmo smazzarceli comunque da soli (e non solo in questo settore, purtroppo).
In fondo, per essere degli autentici imbruttiti è indispensabile essere degli inguaribili e invincibili sognatori, di quelli che a ogni batosta e disillusione prendono atto del nulla che siamo e del nulla che contiamo, e poi vanno avanti “in direzione ostinata e contraria”, col grugno più brutto che mai, perché solo chi non si rialza dalle cadute non imbruttisce. Però muore. O peggio, rincoglionisce.

Provocatoriamente vostro
N.

@immagini tratte da Google immagini

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3 comments

  1. Mamma mia che decalogo fantastico… fonte di discussione spensierata per ore e forse giorni, ma in realtà bastrebbe fare la cos apiù semplice e dire “hai ragione“, perché non c’è una sola cosa tra quelle che hai detto che con un mino di buon senso chiunque legga o scriva non possa sottoscrivere!
    Complimenti.

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