Autore: Pennadiparte

Questa è una vetrina che racchiude i miei lavori, a volte inediti, a volte già pubblicati. N sta per Nathan, che poi è il mio nome. Nato sotto il segno delle suole, 26 anni sprecati in cartoni animati. Di professione Bandini, faccio domande alla polvere. Aspirante samurai nel tempo libero e profeta dopo le 22:00. Filosofo per principio ma non per fine. Educatore e studente di professione. Immortale, poiché la vita è uno sciupio di energie ma di morire, in fondo, chi cazzo ne ha voglia. Cinema, libri, fumetti, serie TV e via: tutto ciò di cui mi piace parlare. Dal 2015 collaboro con il magazine online Lo Spazio Bianco. Anticorpo è l'ultima difesa selettiva contro i microbi del mondo, che si inalano e mangiano dall'interno, roba che, quando se ne prende coscienza, è sempre troppo tardi. Dal momento che “la tastiera” è antiestetico, l'arma è la penna (una bic medium economica, rigorosamente nera). Una penna di parte. E la parte è sempre la mia. Buona permanenza. N.

Narrazioni del cazzo

Dovrei usare questa sera di quasi vacanza per studiare, scrivere, fotocopiare, programmare, concentrarmi, ragionare per priorità. Invece il diciassettenne in eterna ribellione nella mia testa, quello della Rivoluzione punk-rock-jazz di quando Frusciante usciva dal gruppo, con cui convivo (come cazzo è possibile, bontà di dio) da quando ho tredici anni, oggi si agita. Riflette. Non capisce. Prende il sopravvento.
Questa sera ha ragione lui. Questa sera so di non capire.

Non capisco chi usa parole a caso come implodere, zio, top, bro, swag, start-up, scrittore, critico, fotografo, professione blogger, statisticamente, manager, buonista.
Chi usa parole inglesi pronunciate male al posto di parole italiane, in discorsi in italiano.
Chi dice “moto” e intende un fottuto scooter.
Chi dice “indi” e poi è pop.
Chi dice “rock” e poi non è un cazzo.
Non capisco i calzini bianchi alzati con i calzoncini corti, i risvoltini, i disegni nei capelli, i tatuaggi, i pantaloni della tuta a strisce bianche, le magliette pastello a righine, le barbe lunghe pettinate e gli orecchini a destra.
Non capisco perché abbiamo tutto ma ci manca tutto.
Non capisco come un intero ecosistema di stronzi, nel sottomondo del terziario, viva di chiacchiere oltre i confini della logica, surfando sull’onda del “saper vendere se stessi”, senza rendersi conto che vita e personalità hanno bisogno di capacità e sostanza, fondamenta non mercificabili, e che questa cazzata prima o poi, con gran fetore, esploderà.
Non capisco la ragion d’essere dei bellissimi discorsi paraculo del TedX.
Non capisco chi: “porta pazienza, ho un’età, non sono capace di usare il computer”; che i computer sono presenti nel mondo civilizzato da almeno 20 anni, quando “l’età”, genio, ancora non l’avevate.
Non capisco chi è indifferente all’idea di prendere un aereo, che dopotutto è una cazzo di macchina volante, e se quando ci sali non schiumi per l’eccitazione o non te la fai sotto a spruzzo, non sei neanche umano.
Non capisco chi fa un lavoro che non sa fare, chi fa un lavoro che non gli piace, chi lavora troppo, chi lavora gratis, chi lavora troppo bene anche se è pagato male, chi non lavora e anziché cambiarsi la maglietta e uscire a cercare un lavoro ti rompe i coglioni sulla società cattiva che non gli fa trovare un lavoro.
Se non studio per acquisire competenze, non capisco cosa studio a fare.
Non capisco come fate a studiare e lavorare insieme (questo spiegatemelo, sul serio, vi prego).
Non capisco chi fa della sua passione il suo lavoro per non lavorare mai un giorno nella vita, senza rendersi conto che così lavora invece ogni singolo fottuto giorno della sua vita, e magari pure per qualcun altro.
Non capisco le gallette di riso.
Non capisco chi esce lasciando a casa il cellulare acceso.
Non capisco chi non ha mai tirato una freccia, chi non sa tenere acceso un fuoco, chi non ama camminare scalzo appena ce n’è la possibilità.
Non capisco chi adegua ciecamente il suo modo di vestire al contesto sociale.
Chi salta la colazione, il pranzo o la cena.
Chi mangia cazzate tutto il santo giorno.
Chi nuota per piacere.
Chi non si muove.
Chi arriva in anticipo agli appuntamenti.
Non capisco se i leghisti credano davvero di non essere razzisti, o se lo dicano solo per sentirsi umani.
Non capisco Trump, Hilary, i voti inglesi, gli hacker russi, i terroristi, i grillini, gli antivaccinisti, gli animalisti, i vegani, le persone con un Q.I. nella media ma comunque troppo stupide.
Non capisco il mio egocentrismo, la mia autostima, le mie paure, il mio prendere la vita un po’ per il culo per mascherare il fatto che non è che sappia bene di preciso dove andare.
Non capisco chi piange di gioia.
Non capisco mai bene chi piange per un motivo diverso da un addio, sia esso tragico o ragionato.
Non capisco mai bene bene l’amore, ma con il sesso bene o male poi mi oriento.
Non capisco la democrazia come dittatura dell’opinione, perché le opinioni sono come le palle: ognuno ha le sue e difficilmente ci si interessa di quelle degli altri.
Non capisco il tempo.
Non capisco l’orrore.
E niente, ora che ne ho dette un po’, “Non capisco niente” sembrerebbe la chiusa più adatta.
Ma oggi comanda il diciassettenne ribelle e lui non chiude mai un cazzo.

 

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Tuttologia 2016

Di aggiornamenti, storytelling in tutte le sue forme, politica, futuro del mondo e bilanci 2016 su libri, fumetti, cinema e serie tv.

Buongiorno a tutti.
Di nuovo ritorno (e di nuovo in ritardo), dopo un periodo ricco di eventi.
Troppe sono le cose stimolanti accadute, viste, lette, per accontentarmi di scribacchiare un articolo specifico su una singola cosa. Scherziamo? (Io solo a volte, e nemmeno tanto bene).
Da lungo tempo il calderone di pensieri che ho accumulato in testa (pensieri che hanno la brutta abitudine di non chiarirsi completamente neanche a me stesso finché non mi decido a scriverli per qualcun altro) attende di essere battuto su un metaforico foglio bianco (tocca a quello dell’iPad, che il fedele portatile mi s’é imprevedibilmente autodistrutto).
Tra un riflesso e l’altro, tra treno, divano, letto e divano di qualcun altro, apro questa magica nuova rubrica – anzi, Categoria, che fa più filosofo – a carattere tuttologico, in cui parlerò, a chi di voi avrà la pazienza di leggermi, di tutto ciò che in questo periodo ha attirato la mia attenzione e stimolato la mia riflessione (inclusi rari entusiasmi e feroci incazzature), dicendovi talvolta come vivere la vostra vita e come fare il vostro lavoro (no, dai, con queste due giuro che scherzo). Comunque sempre basandomi su quello che è da sempre il nucleo di fondo di questo spazio, ovvero l’analisi della narrazione (storytelling) in ogni suo contesto.

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Nero su Nero: Zorro di Alex Toth

L’autore, il suo carattere, la sua opera

img_0125Sarà pur vero, in certi casi, che per apprezzare un’opera in quanto tale si dovrebbe scinderla completamente dal suo autore, parafrasando Oscar Wilde, tuttavia non è questo il caso di Zorro, uno tra i fumetti più celebri, almeno in Italia, di Alex Toth, non fosse altro che per l’inconfondibile iconografia del personaggio. Calarsi nell’atmosfera della Los Angeles degli anni Cinquanta, conoscere il rapporto tra autore e editors, ricordare il boom dei Disney Studios e la linea che essi dettavano nel settore, è indispensabile per cogliere la genesi di uno dei lavori, forse non meglio riusciti, ma di certo tra i più importanti per la crescita dell’autore

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Civil War: Marvel’s Pornazzi

locandina

Face to face.

Di Capitan America: Civil War hanno già scritto praticamente tutti, e io sto come al solito in fondo alla fila. Che senso ha, a questo punto, una recensione?
Come sempre dunque, da buon ritardatario, cercherò una soluzione alternativa, che eviti a voi di leggere la solita pappardella obiettiva (ma soprattutto che eviti a me di scriverla!), e vi proporrò invece un paio di spunti su quello che è il senso di questo tredicesimo film Marvel, problema che mi è venuto sempre più spontaneo pormi, non tanto appena uscito dalla sala, bensì a freddo, dopo qualche giorno dalla visione.

Un amico, mentre ne parlavamo, quando ancora non ero stato alla proiezione, definì questo film: “pornografia“.
Oggi, avendo visto il film, e avendo sotto mano il fumetto da cui è tratto, non so davvero trovare una parola migliore per definirlo.

Questa è un’analisi a freddo, quindi d’ora in avanti è spoiler, poi non vi lamentate.

Partiamo dall’inizio. (altro…)

Le 10 cose che fanno sbarellare il Lettore Imbruttito

Il decalogo del lettore imbruttito

Come da titolo, questo pezzo vuole essere il mio outing come lettore imbruttito, incattivito dalle dinamiche del mercato, dagli eventi, dagli editori, dai curatori, dalle librerie, dalle fumetterie, dagli autori e dagli altri lettori.
Lo scopo è la classica formula sfogo/spunto: urlare cosa non va, col tono di chiacchiera da bar, per poi magari ragionarci insieme. E sì, dai, è anche perché ogni tanto ci sta fare il tamarro alle giostre e provocare un po’ il perbenista che vive in ognuno di noi.

Inoltre, a dirla tutta, amo le liste e gli elenchi ed era un anno che volevo fare un pezzo del genere: lo faccio ora che già mi conoscete, così non mi credete un fighetto modaiolo. Smile. (altro…)

La “vita normale” di Occhio di Falco

Una serie pluripremiata

MNOWC020ISBN_Occhio di Falco 1.inddOcchio di Falco – Vita normale è l’elegante cartonato Panini Comics contenente i primi cinque numeri di Hawkeye, la serie Marvel Now! pluripremiata agli Eisner Award, di Matt Fraction, David Aja e Javier Pulido.

I primi tre numeri, disegnati da Aja, pur gettando le basi per la costruzione di una trama più ampia, sono autoconclusivi, mentre i due numeri finali a opera di Pulido ospitano un’avventura in due parti e costituiscono, a quanto pare, la prima storia di questo ciclo proposta da Fraction alla Marvel, in cui il protagonista viene coinvolto in una missione da 007 in un esotico casinò alla moda: una parentesi in realtà abbastanza diversa dal resto della serie, di solito più concentrata sulle atmosfere urbane e sulla quotidianità di Barton.

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Siamo tutti uomini: la Memoria è compito nostro

La mia memoria

imageHo diversi ricordi dei discorsi del nonno.
Entrambi seduti sul divano beige della sala, quello con i cuscini quadrati dalla fodera ruvida, lui alla mia destra, altissimo, vicino al bracciolo, e io al centro del divano.
Avevo sette, forse otto anni e lui, con delicatezza, provava a spiegarmi la guerra. Per me erano storie lontanissime: cinquant’anni mi parevano un’infinità di tempo, erano inconcepibili per la mia mente di bambino.

Per lui invece era solo ieri e ricordava tutto del campo di lavoro in cui era stato rinchiuso: giovanissimo, da poco entrato in servizio nel genio-pontieri, venne fatto prigioniero con il numero 161162 del M.-Stammlager XC 6227, un campo fuori Lubecca, in Germania, dove venne deportato insieme ai suoi commilitoni dopo il voltafaccia italiano. Visse là, prigioniero di guerra dei nazisti, fino all’arrivo dei soldati americani. (altro…)

Netflixzati #01 – Daredevil

Un’ombra scura si muove sui tetti di Hell’s Kitchen

devilDaredevil è sempre stato uno dei personaggi più strani e interessanti di casa Marvel: figlio di un pugile ammazzato dalla mala, avvocato non vedente in una periferia malfamata, difensore degli ultimi, protettore della sua gente. Di notte, diavolo mascherato, incubo di balordi e corrotti.
Matt Murdock è un eroe del ghetto estremamente attuale, i cui problemi superano di gran lunga le capacità di super-eroe: non ha un’armatura metallica intelligente o altri dispositivi iper-tecnologici, non diventa un gigantesco mostro verde spacca tutto, non è certo un dio e nemmeno sa sparare ragnatele. Dalla sua c’è la cecità causata da un misterioso agente chimico, con conseguente aumento delle altre percezioni sensoriali (tatto, udito, olfatto), misto a una discreta capacità e predisposizione nelle arti marziali acrobatiche. E poi, la conoscenza delle dinamiche legali e delle procedure di inchiesta.
Murdock è un uomo che ha affrontato l’oscurità della vita e ha saputo uscirne. Un uomo che si è fatto da solo, col sudore e la fatica, che ha saputo studiare e allenarsi nonostante la sua disabilità, senza mai cedere e usare il suo potere per proprio tornaconto o per facilitarsi le cose. (altro…)

Netflixzati #00 – L’altra faccia del Cinema

Che ci crediate o meno, cari lettori, anche se ultimamente sono stato piuttosto assente su questi spazi, gennaio e febbraio sono stati per me due mesi piuttosto produttivi, in cui ho letto, visto, seguito e progettato molto, e ne vedrete i frutti nel corso delle prossime settimane (suona come una minaccia!). Per questo motivo, come se non avessi già abbastanza impegni per le mani, ho deciso di inaugurare questa nuova rubrica riguardo un argomento ultimamente piuttosto caldo, ovvero lo sbarco di Netflix in terra italica.

Ci tengo a precisare che nessun intento pubblicitario è insito in questa nuova rubrica (anche perché, onestamente, sticazzi). Semplicemente, dal momento che da qualche mese mi sono reso fruitore pagante di questo servizio, trovandolo innovativo sotto diversi punti di vista e qualitativamente superiore a tutti i rivali, mi è venuto spontaneo riflettere e cercare di indagare nella maniera a me più congeniale, ovvero scrivendo, i motivi di questo mio giudizio e le sfaccettature che rendono particolari e diversi i prodotti di questa nuova realtà. Ma andiamo con ordine. (altro…)

Orfani: Nuovo Mondo #4 – Benvenuto nella giungla

Cop Orfani NM #4Dietro le quinte di Benvenuto nella giungla, quarto numero di Orfani: Nuovo Mondo, troviamo alla sceneggiatura Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo, ai disegni Luca Maresca e Luca Casalanguida, e ai colori Nicola Righi, Luca Saponti e Giovanna Niro.
Pur essendo strutturalmente un albo più tradizionale di Vertigine, in questo quarto volume è da segnalare un inaspettato cambio di punto di vista del narratore protagonista. Questa volta infatti, il Nuovo Mondo ci viene mostrato non con gli occhi di Rosa, ma attraverso i filtri del più ingenuo John, così riviviamo il drammatico naufragio spaziale dalla sua prospettiva e il seguito della sua avventura. (altro…)