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Un Naso al New Yorker

“Il settimanale emanava intelligenza ma, malgrado le sue pagine fungessero da showroom per i saggi di Hannah Arendt sulla ‘banalità del male’ di Adolf Eichmann, non è mai stato un settimanale propriamente intellettuale. Nel 1947 Robert Warshow, uno dei direttori di Commentary, una rivista genuinamente intellettuale, definì senza mezzi termini l’essenza di The New Yorker:
‘The New Yorker nel migliore dei casi fornisce al laureato intelligente e colto l’atteggiamento più comodo e meno compromettente da adottare nei confronti della società capitalista, senza costringerlo ad un vero e proprio conflitto…The New Yorker si è sempre occupato dell’esperienza senza mai cercare di comprenderla, prescrivendo tuttavia l’atteggiamento da adottare nei suoi confronti. Questo fa sì che ci si senta intelligenti senza pensare ed è un modo per rendere sopportabile qualunque cosa…’
Non ho mai pensato alla rivista in maniera così profonda come fece Warshow. Sono cresciuto negli anni di Shawn in una famiglia della piccola borghesia del Queens, anni luce dalle eleganti tenute del Connecticut delle sue copertine. I miei genitori, rifugiati ebrei a malapena integrati, erano abbonati a Life, l’onnipresente settimanale d’informazione illustrato, e non si sarebbero mai sognati di definire Adolf Eichmann ‘banale’”. (altro…)

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