Film d’animazione

INSIDE OUT E LA FILOSOFIA DISNEY-PIXAR

Semplicità e armonia

Inside-out-posterCiò che colpisce di Inside Out, il nuovo film d’animazione di Pete Docter per Disney Pixar, è prima di tutto l’immediatezza e la semplicità con cui vengono sovrapposti i due piani narrativi che lo caratterizzano, collegati tra loro a una sola via (internoesterno), come attraverso lo spioncino di una porta, e ben distinti anche graficamente, con l’esterno dai tratti più realistici e l’interno in perfetto stile cartoon. L’ottima intuizione di personificare le emozioni nella testa dei protagonisti e la chiarezza delle dinamiche della loro interazione rende l’intero ecosistema ben bilanciato e coerente, dando il giusto spazio e la giusta caratterizzazione a tutti i personaggi.
Anche il messaggio esplicito è semplice e lineare, ma molto umano e nel suo piccolo profondo: la tristezza fa parte della vita. Lasciarsi sopraffare dalla negatività è ovviamente sbagliato, tuttavia anche l’ideologia della repressione, l’essere sempre felici a tutti i costi, sorridiamo sempre, don’t worry be happy, every little things gonna be alright, nella società moderna può essere altrettanto dannoso, un accumulo immane di pressione, stress, una mina innescata e pronta a saltare.
Anche la tristezza, dunque, ha un ruolo che gli va riconosciuto: è un diritto e la sua rilevanza è fondamentale poiché ci permette di vivere diverse sfaccettature della nostra vita. (altro…)

BIG HERO 6

I DISNEY STUDIOS E L’IRON-TOTORO: UN’ANALISI SEMISERIA
Parliamo del nuovo film di Don Hall e Chris Williams, prodotto sotto la supervisione di John – Toy Story – Lasseter in persona: Big Hero 6.
Questo 54° film targato Disney Animation Studios, ha la caratteristica di essere la prima sceneggiatura basata su un vecchio, e decisamente poco conosciuto, franchise Marvel: ovvero l’omonimo fumetto di Duncan Rouleau e Steven T. Seagle, pubblicato su Alpha Fight a partire dal 1998, e rimaneggiato una decina d’anni più tardi da un big del fumetto americano come Chris Claremont (materiali rimasti comunque totalmente inediti nel nostro paese).
L’ambientazione in cui si muovono Hiro, il protagonista, e il suo tecnologico “robo-infermiere” Baymax è chiaramente una fusione tra l’America statunitense più verace, quella dei college e gli slang hip-hop, e il Giappone stereotipato della tecnologia e delle maschere kabuki. Alcune cose riescono ad accordarsi con armonia, altre decisamente no, a cominciare dall’infelice nome della futuristica metropoli, ispirata alle città di San Francisco e Tokyo: San Fransokyo. Chiaro, no? (altro…)