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Narrazioni del cazzo

Dovrei usare questa sera di quasi vacanza per studiare, scrivere, fotocopiare, programmare, concentrarmi, ragionare per priorità. Invece il diciassettenne in eterna ribellione nella mia testa, quello della Rivoluzione punk-rock-jazz di quando Frusciante usciva dal gruppo, con cui convivo (come cazzo è possibile, bontà di dio) da quando ho tredici anni, oggi si agita. Riflette. Non capisce. Prende il sopravvento.
Questa sera ha ragione lui. Questa sera so di non capire.

Non capisco chi usa parole a caso come implodere, zio, top, bro, swag, start-up, scrittore, critico, fotografo, professione blogger, statisticamente, manager, buonista.
Chi usa parole inglesi pronunciate male al posto di parole italiane, in discorsi in italiano.
Chi dice “moto” e intende un fottuto scooter.
Chi dice “indi” e poi è pop.
Chi dice “rock” e poi non è un cazzo.
Non capisco i calzini bianchi alzati con i calzoncini corti, i risvoltini, i disegni nei capelli, i tatuaggi, i pantaloni della tuta a strisce bianche, le magliette pastello a righine, le barbe lunghe pettinate e gli orecchini a destra.
Non capisco perché abbiamo tutto ma ci manca tutto.
Non capisco come un intero ecosistema di stronzi, nel sottomondo del terziario, viva di chiacchiere oltre i confini della logica, surfando sull’onda del “saper vendere se stessi”, senza rendersi conto che vita e personalità hanno bisogno di capacità e sostanza, fondamenta non mercificabili, e che questa cazzata prima o poi, con gran fetore, esploderà.
Non capisco la ragion d’essere dei bellissimi discorsi paraculo del TedX.
Non capisco chi: “porta pazienza, ho un’età, non sono capace di usare il computer”; che i computer sono presenti nel mondo civilizzato da almeno 20 anni, quando “l’età”, genio, ancora non l’avevate.
Non capisco chi è indifferente all’idea di prendere un aereo, che dopotutto è una cazzo di macchina volante, e se quando ci sali non schiumi per l’eccitazione o non te la fai sotto a spruzzo, non sei neanche umano.
Non capisco chi fa un lavoro che non sa fare, chi fa un lavoro che non gli piace, chi lavora troppo, chi lavora gratis, chi lavora troppo bene anche se è pagato male, chi non lavora e anziché cambiarsi la maglietta e uscire a cercare un lavoro ti rompe i coglioni sulla società cattiva che non gli fa trovare un lavoro.
Se non studio per acquisire competenze, non capisco cosa studio a fare.
Non capisco come fate a studiare e lavorare insieme (questo spiegatemelo, sul serio, vi prego).
Non capisco chi fa della sua passione il suo lavoro per non lavorare mai un giorno nella vita, senza rendersi conto che così lavora invece ogni singolo fottuto giorno della sua vita, e magari pure per qualcun altro.
Non capisco le gallette di riso.
Non capisco chi esce lasciando a casa il cellulare acceso.
Non capisco chi non ha mai tirato una freccia, chi non sa tenere acceso un fuoco, chi non ama camminare scalzo appena ce n’è la possibilità.
Non capisco chi adegua ciecamente il suo modo di vestire al contesto sociale.
Chi salta la colazione, il pranzo o la cena.
Chi mangia cazzate tutto il santo giorno.
Chi nuota per piacere.
Chi non si muove.
Chi arriva in anticipo agli appuntamenti.
Non capisco se i leghisti credano davvero di non essere razzisti, o se lo dicano solo per sentirsi umani.
Non capisco Trump, Hilary, i voti inglesi, gli hacker russi, i terroristi, i grillini, gli antivaccinisti, gli animalisti, i vegani, le persone con un Q.I. nella media ma comunque troppo stupide.
Non capisco il mio egocentrismo, la mia autostima, le mie paure, il mio prendere la vita un po’ per il culo per mascherare il fatto che non è che sappia bene di preciso dove andare.
Non capisco chi piange di gioia.
Non capisco mai bene chi piange per un motivo diverso da un addio, sia esso tragico o ragionato.
Non capisco mai bene bene l’amore, ma con il sesso bene o male poi mi oriento.
Non capisco la democrazia come dittatura dell’opinione, perché le opinioni sono come le palle: ognuno ha le sue e difficilmente ci si interessa di quelle degli altri.
Non capisco il tempo.
Non capisco l’orrore.
E niente, ora che ne ho dette un po’, “Non capisco niente” sembrerebbe la chiusa più adatta.
Ma oggi comanda il diciassettenne ribelle e lui non chiude mai un cazzo.

 

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Le 10 cose che fanno sbarellare il Lettore Imbruttito

Il decalogo del lettore imbruttito

Come da titolo, questo pezzo vuole essere il mio outing come lettore imbruttito, incattivito dalle dinamiche del mercato, dagli eventi, dagli editori, dai curatori, dalle librerie, dalle fumetterie, dagli autori e dagli altri lettori.
Lo scopo è la classica formula sfogo/spunto: urlare cosa non va, col tono di chiacchiera da bar, per poi magari ragionarci insieme. E sì, dai, è anche perché ogni tanto ci sta fare il tamarro alle giostre e provocare un po’ il perbenista che vive in ognuno di noi.

Inoltre, a dirla tutta, amo le liste e gli elenchi ed era un anno che volevo fare un pezzo del genere: lo faccio ora che già mi conoscete, così non mi credete un fighetto modaiolo. Smile. (altro…)